La via spirituale e il sufismo

Il sufismo è la realtà mistica dell’Islam. Inizialmente solo una spiritualità discreta e ascetica, vicina alla corrente islamica persiana dello sciismo, fu poi combattuto dai teologi che l’accusavano di eterodossia e libertinaggio, poi riconciliato alla teologia grazie a al-Ghazali nell’ix secolo e riavvicinato poi allo sciismo nel periodo mongolo (XIII secolo).

Malgrado le loro divergenze di metodo e di linguaggio sufismo e sciismo seguirono una stessa filiazione iniziatica da maestro a discepolo, che risaliva al Profeta e in ultimo a Dio, attraverso l’angelo Gabriele. Tuttavia si opposero non solo per ragioni dottrinali e spirituali, ma anche politiche. La dinastia safavide (XVI e XVII secolo) nacque come ordine sufi che adottò lo sciismo e ne fece la religione della Persia, ma represse alcuni ordini sufi giudicati sovversivi per la loro indipendenza e le loro idee.

Rendersi a Dio rinunciando al mondo è la via spirituale del sufismo. il corpo è una prigione, che va dominata, non rifiutata. Attraverso l’amore l’uomo è portato verso Dio e verso l’unione spirituale.

Ogni sufi segue gli insegnamenti di un maestro (lo sheikh) e una iniziazione marca l’entrata del discepolo nella confraternita e nella via che è chiamato a seguire per tutta la vita e anche oltre.

Dio solo è reale, mentre il mondo e l’ego sono delle illusioni. Tra Dio e l’uomo c’è quindi solo un ostacolo: l’egocentrismo, che deve essere purificato con pratiche spirituali, di virtù e povertà.

La creazione, il mondo, è al tempo stesso un velo che nasconde Dio e un vetro che rivela la sua luce. Tra la terra e l’Unità divina c’è una moltitudine di mondi, simili a tende che celano la luce eterna.

L’universo (il macrocosmo) e l’uomo (il microcosmo) si corrispondono: il corpo, l’anima e lo spirito sono in relazione col mondo sensibile, l’anima cosmica e lo spirito universale.

Se la religione è uno strumento di santità, un mezzo per vivere in conformità con la natura suprema dell’uomo e con Dio, essa è nondimeno superata dai Sufi, che considerano Dio come il sole di tutti i raggi e che vedono tutte le religioni come altrettante parole di Dio e cammini verso l’Unità.

Secondo la tradizione musulmana e persiana il cosmo terrestre è la scorza invisibile di una realtà infinita e il primo scalino di una gerarchia di universi immateriali, spirituali e divini. La realtà suprema è l’Unità divina, trascendente, che abbraccia tutto ciò che è.

La via del sufi è ritmata da meditazioni, ritiri e preghiere, che lavano l’anima dall’orgoglio e dalla mondanità e che aprono l’intelligenza alla contemplazione.

I dervisci amano mendicare, errare di città in città, esercitare attività umili. Nei dipinti il sufi è rappresentato con oggetti sia pratici che simbolici: una ciotola per l’elemosina (kashku), un’ascia (per la protezione contro gli animali e i ladri e simbolo della guerra spirituale contro le passioni), un berretto, una borsa, una tromba di corno.

Nel suo viaggio verso Dio il mistico passa da diversi stati (hal) e fermate spirituali (maqam), a volte con estasi e visioni sovrannaturali, che sono delle tappe e dei gradi di una graduale unificazione dell’anima col Divino.

Il mistico sufi è un esempio di amore autentico per Dio e di intelligenza libera da passioni. Egli ricorda ai re che il potere non è altro che un vento nel deserto e ai religiosi teologi che la lettera della legge non è nulla senza lo Spirito.

Sciismo e sufismo esercitarono entrambi una forte influenza sulle associazioni di artigiani e sugli ordini di cavalleria (futuwwa). I più grandi poeti iraniani furono dei mistici : Ferdowsi, Attar, Rumi, Saadi, Hafez, Djami.

A volte condannata dai giuristi, anche la musica ha un ruolo centrale in certi ordini sufi e i poemi cantati oggi sono in genere di Hafez e Rumi. All’interno della società le confraternite mistiche sono state una presenza di spiritualità indispensabile, come lo sono stati i monaci in terra cristiana.

Nelle classi sociali modeste come presso i principi, il sufismo ha modellato una spiritualità e una saggezza di vita che si ritrova ancora al giorno d’oggi.

Gli iraniani, anche se a volte poco religiosi, condividono tutti una sensibilità mistica, grazie proprio alla lettura spesso quotidiana delle poesie di Hafez, Rumi e Saadi.

 

NB. Nella foto la cupola della Moschea Masjeh-e Jamé di Yazd : la cupola è immagine del Cielo, dei cicli e dell’armonia universale, dell’eternità e dell’infinito.

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