La miniatura persiana

La miniatura persiana ha inizio con la dinastia Mongola Ilkhanide nel 13simo secolo. I primi artisti seguivano le tradizioni Mesopotamiche con figure legate alla linea di fondo e fondo bianco. Poiché gli Ilkhanidi avevano stretti legami con la Cina, gli effetti dell’influenza Cinese sulla pittura stimolò dettagli di montagne e paesaggi di origine dell’estremo oriente ed estremità dissolventi nel nulla per espandere costantemente la vista . Ma l’idea dello spazio definito si ridefinì alla fine del 14esimo secolo, divenendo il formato base della pittura attraverso l’Islam per numerosi anni a venire, come applicazione del principio dell’ordine universale alle arti visive proprio come lo era nella poesia e nella musica.

Alla fine del 14esimo secolo la pittura entrò nella sua fase classica migliore. La pittura classica eccelse con le sue forme rettangolari e la finezza dei dettagli.

Associata dapprima alle due capitali Shiraz e Herat nel 15esimo secolo, dopo lo spostamento ad Isfahan nel 16esimo secolo, la miniatura subì un reale cambiamento, con la nuova enfasi sul trattare le figure personali.

Se la pittura precedente trattava l’uomo nel suo ambiente naturale, quella del 16esimo e 17esimo secolo tratta l’uomo in se stesso. Vi è una moda per il sensuale e l’erotico nella dominazione delle rappresentazioni su larga scala di amanti, bei giovanetti e donne voluttuose.

 

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