La lingua degli uccelli e il Sufismo

Il migliore e più raffinato misticismo islamico è contenuto nell’opera La lingua degli uccelli, scritta nel XIII secolo da Farid Ad-din Attar in Persia. Messaggio universale di apertura al trascendente, é una splendida favola esoterica sul viaggio che l’anima intraprende dal mondo della materialità verso il mistero divino.

Il viaggio, al tempo stesso metaforico e reale, è compiuto da un gruppo di volatili che, riunitisi, decidono di spiccare insieme il volo verso il loro bramato sovrano, Simorgh, la Fenice, situato agli estremi limiti della terra conosciuta. Dei centomila uccelli, upupe, pappagalli, falchi, pavoni, ecc, che si avventurano in questo itinerario iniziatico e irto di pericoli, soltanto trenta (in persiano si morgh) godranno il privilegio di attraversare le sette valli, le tappe ammantate di simboli universali, e di giungere a specchiarsi nel volto accecante del Re e restare infine da lui inceneriti, scoprendo il paradosso di essere tornati al punto di partenza.

La lingua degli uccelli è l’opera maggiore della letteratura sufi, cioè della corrente islamica mistica denominata Sufismo, improntata ad una visione interiore e spiritualizzata dell’Islam, denominata da alcuni Esoterismo islamico.
Sviluppatosi a partire dal VII secolo come appassionata interpretazione interiore dell’arido monoteismo coranico da parte di alcuni asceti, divenne un florido filone di pensiero che per tutto il Medioevo e oltre influenzò i campi dell’arte, della medicina, della poesia, della scienza, inoculando un poderoso impulso spirituale capace di integrare più agilmente nella cultura islamica gli influssi buddhisti, cristiani, zoroastriani e manichei.

Al pari di altri pensieri metafisici orientali, il Sufismo ambisce a conseguire una conoscenza di ordine intuitivo per attingere al divino, una vera gnosi, considerando la realtà esteriore come un rivestimento illusorio dell’Essere. Per molti Sufi, le differenti confessioni religiose sono tutte relative e simultaneamente vere, in quanto scaturenti da una medesima foce e ramificazioni di un medesimo principio.

Il sufi è un pellegrino dell’Eterno, che, come gli uccelli verso il Simorgh, imbocca il sentiero e percorre le tappe delle sette valli, gli stati spirituali della ricerca, dell’amore, della conoscenza, del distacco, della pura unificazione, dello stupore, della privazione e annientamento fino alla annichilazione totale nella meta, in quanto il Tutto è Uno e l’Uno è nel Tutto.

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