Missionari di una rivoluzione religiosa: lo Zoroastrismo

Per comprendere la saggezza politica e la propensione morale degli Iraniani bisogna risalire ai fondamenti dei loro antichi concetti religiosi.
Fu nel dominio delle idee che gli Iraniani, intesi come Medi e Persiani, lasciarono un segno importante nella storia. La tribù media dei Magi giocò un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’Iran e di tutta l’umanità.
Gli eserciti persiani furono i missionari di una rivoluzione religiosa: portarono per il mondo, combinata ad un nuovo concetto di impero, una religione di più alta qualità, la meno pagana del mondo pagano.

Se i Re persiani cercarono di condurre le guerre con moderazione e trattarono i conquistati con benevolenza e mitezza, permettendo loro di mantenere la loro religione, le loro leggi e persino i loro capi nazionali, fu perché né le guerre né le conquiste avrebbero potuto far loro dimenticare la legge religiosa.

Dotato di saggezza e di ogni virtù agli occhi dei Greci e di uomini come Eschilo, Platone e Senofonte, e considerato dagli Ebrei come emissario di Jahveh, una sorta di messia pagano, Ciro il Grande non sarebbe divenuto un personaggio così apocalittico se il pensiero iraniano non avesse avuto una base così solida, come si può dedurre dai Gathas, la più antica parte dell’Avesta, il testo sacro del Mazdeismo.
Molti secoli prima dell’era cristiana, intorno al 1.100 a. C., Zarathustra (o Zoroastro) ricevette una rivelazione dal suo Dio Ahura Mazda. Vera o falsa l’esistenza di Zoroastro, questo periodo vide la nascita di un culto puro, privato dai sacrifici di sangue che ancora sporcavano gli altari delle genti ariane.
Lo Zoroastrismo o Mazdeismo ebbe alti e bassi di fortuna. Ma gli Achemenidi, da Dario in poi, e poi i Sassanidi lo supportarono e protessero a lungo e Ahura Mazda mantenne un posto anche maggiore nella fede iraniana. Se anche non era l’unico Dio, era il più grande degli Dei, come il Re di Persia era il Re dei Re ed eclissava gli altri. Era il cielo, la luce, era simboleggiato dal fuoco, ma non aveva né poteva avere un’immagine. Era per il bene e gli uomini guadagnavano o perdevano merito secondo l’osservanza o disobbedienza alle sue leggi.
La vittoria del dio del bene, del principio caritatevole, fu il trionfo della luce.

Il ruolo dei Persiani nella storia del pensiero umano non fu confinata al solo diffondere del loro credo. Poiché essi furono in relazione con così tante genti e trattarono degnamente i conquistati, contribuirono grandemente al movimento sincretico che preparò la strada alle religioni universali.
Fin dall’epoca antica degli Achemenidi, questo movimento iniziò a svilupparsi ampiamente. Da Est a Ovest dell’impero furono combinati i culti e collegati gli dei.
Questo processo divenne più marcato sotto la dinastia Sassanide: situato nel centro dei tre grandi imperi dell’epoca, Costantinopoli, la Cina e l’India, l’impero Sassanide fu per quattro secoli il punto in cui l’umanità scambiò idee.
Dal Mazdeismo si staccarono altre religioni, il culto di Mithra, la dottrina di Mani, che contaminò e si propagò dal pensiero persiano.

La Persia fu quindi all’origine del processo logico che terminò nell’idea dell’umanità della concezione di un solo Dio e una sola moralità per gli uomini.

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